{"id":344,"date":"2011-02-01T03:33:02","date_gmt":"2011-02-01T02:33:02","guid":{"rendered":"http:\/\/pontebba.valcanale.org\/wordpress\/?p=344"},"modified":"2011-09-17T23:50:53","modified_gmt":"2011-09-17T21:50:53","slug":"i-costi-del-federalismo","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.valcanale.org\/wordpress\/?p=344","title":{"rendered":"I costi del federalismo"},"content":{"rendered":"<div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si discute dei  costi del decentramento bisognerebbe partire da una considerazione-base:  l\u00ec dove il federalismo c\u2019\u00e8 gi\u00e0, a parit\u00e0 di servizi forniti al  cittadino il costo pro capite \u00e8 molto pi\u00f9 alto rispetto a quello delle  Regioni dove il decentramento e la devolution sono in arrivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I  calcoli li ha fatti l\u2019Isae, un istituto di ricerca pubblico mai accusato  di simpatie politiche o territoriali, il quale con rigore sta seguendo  da anni gli effetti economici del federalismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Valle d\u2019Aosta,  le due province autonome del Trentino- Alto Adige, il Friuli Venezia  Giulia, la Sicilia e la Sardegna spendono una media di 3.431 euro per  residente, per fornire i servizi sociali e amministrativi che la  Costituzione in vigore &#8211; quella approvata con referendum nell\u2019ottobre  2001 &#8211; assegna ormai a tutte le Regioni e non pi\u00f9 soltanto alle cinque  autonome. Le altre quindici Regioni, quelle a Statuto ordinario, ne  spenderanno (va usato il futuro perch\u00e9 molte funzioni non sono ancora  materialmente trasferite) 1.970 a testa, sempre secondo le simulazioni  dell\u2019Isae.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In pratica rispetto alla media delle 20 Regioni, che \u00e8  di 2.197 euro, le cinque autonome hanno un sovraccosto del 56 per cento.  Cosa accadr\u00e0 quando tutte le Regioni avranno i poteri che ad Aosta e a  Palermo si esercitano dagli Anni Quaranta? Qui le opinioni si  divaricano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il sottosegretario all\u2019Economia Daniele  Molgora, che \u00e8 un esponente della Lega Nord, i costi medi diminuiranno  perch\u00e9 pi\u00f9 si avvicinano i centri di spesa ai cittadini, pi\u00f9 aumenta  l\u2019efficienza. I leghisti non portano dati a conforto delle loro tesi (i  numeri che ci sono smentiscono il loro ottimismo) ma fanno una sorta di  professione di fede.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece secondo l\u2019Isae, la Confindustria e un  numero crescente di analisti, i costi lieviteranno per due  considerazioni: la prima \u00e8 che gi\u00e0 oggi sono pi\u00f9 alti dove il  federalismo c\u2019\u00e8; la seconda \u00e8 che venti governi sono pi\u00f9 costosi di uno  per l\u2019inevitabile moltiplicarsi di strutture, normative, funzioni. Il  livello medio di spesa per le materie trasferite alle Regioni tender\u00e0 a  salire dai 2.197 euro a testa attuali verso quota 3.431.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo  tante stime, tutte concordi sul rialzo dei costi, un calcolo ufficiale  lo sta elaborando la Scuola superiore dell\u2019Economia e delle Finanze per  conto della Ragioneria dello Stato e i risultati sono attesi per  settembre. Ma perch\u00e9 nelle Regioni dove il federalismo funziona i costi  sono pi\u00f9 alti? Una volta che si libera l\u2019analisi dai preconcetti  leghisti (Roma ladrona, Sud sprecone e cos\u00ec via) si osserva che il  federalismo attuale prevede il potere di spesa, ma non la responsabilit\u00e0  di gestire le entrate. A Bolzano come a Cagliari le amministrazioni  locali devono solo decidere anno per anno come spendere fondi  tendenzialmente crescenti che arrivano dalla fiscalit\u00e0 generale; cio\u00e8 da  Roma, secondo la terminologia del Carroccio, per cui la capitale appare  pi\u00f9 generosa di quanto si dica in padania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non a caso ad alzare  le tasse locali non sono le Regioni spendaccione, ma quelle che  cominciano ad affrontare i piaceri e i doveri del federalismo. L\u2019Irpef  regionale \u00e8 pi\u00f9 alta in Piemonte, Lombardia, Veneto, Marche, Umbria,  Puglia e Calabria. Tutte Regioni a statuto ordinario. La tassa  automobilistica \u00e8 stata aumentata in quattro regioni, ancora una volta  tutte ordinarie: Campania, Marche, Veneto e Calabria. E le accise sui  carburanti sono state alzate in Campania.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma: c\u2019\u00e8 un\u2019Italia  che comincia ad accollarsi i costi del federalismo con l\u2019incremento  delle imposte locali. E un\u2019altra che da sempre vive i piaceri del  federalismo scaricando le spese sulla fiscalit\u00e0 generale. Perch\u00e9 ci\u00f2 sia  stato possibile finora \u00e8 facile da spiegare: dal Centro si \u00e8 preferito  pagare senza badare troppo alle uscite, pur di garantirsi la pace  sociale in aree con possibili tensioni (si pensi solo al bilinguismo in  Alto Adige o al separatismo in Sicilia e Sardegna).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una scelta  storicamente comprensibile, che per\u00f2 diventa difficile da mantenere nel  momento in cui tutte le Regioni conquistano i medesimi poteri, ma solo  alcune hanno il dovere di far quadrare i bilanci.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non di rado,  poi, le Regioni autonome sono costose perch\u00e9 piccole. Fornire servizi a  comunit\u00e0 poco numerose porta costi unitari elevati proprio come far la  spesa in un negozio costa pi\u00f9 che all\u2019ipermercato. Non a caso la  Sardegna spende per abitante pi\u00f9 della Sicilia e la Valle d\u2019Aosta pi\u00f9  del Friuli. E il problema delle piccole dimensioni \u00e8 diffuso lungo tutta  la penisola: la Liguria costa pi\u00f9 del Piemonte; l\u2019Umbria pi\u00f9 della  Toscana; la Basilicata pi\u00f9 della Puglia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Fondazione Agnelli,  alla fine degli Anni Ottanta, aveva suggerito di accorpare le Regioni  minori come primo passo per un federalismo efficiente. Ma la tendenza \u00e8  semmai opposta: \u00e8 pi\u00f9 probabile che la Romagna si separi dall\u2019Emilia  piuttosto che si crei una Regione Adriatica dalle Marche alla Puglia.  Eppure i dati parlano chiaro: le nove Regioni accorpabili (la Sardegna  con 1.650.000 abitanti \u00e8 per definizione isolata) costano il 26% di pi\u00f9  rispetto alla media nazionale. Una tassa eliminabile con le fusioni fra  Regioni, sempre che ci sia la volont\u00e0 politica di contrastare il  desiderio di frazionamento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Purtroppo per\u00f2 l\u2019unica volont\u00e0  politica forte e chiara \u00e8 espressa dalla Lega Nord e da alcuni  governatori (a partire da quelli della Lombardia e del Veneto) che  vorrebbero ridurre la cosiddetta solidariet\u00e0 nei confronti delle aree  deboli, cio\u00e8 il Sud Italia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il quale Sud, se si escludono le due  Regioni a statuto speciale Sicilia e Sardegna, secondo i calcoli  dell\u2019Isae ha un costo pro capite di 2.496 euro. Un valore non troppo  sopra i 2.197 medi nazionali (pi\u00f9 13%). E comunque spiegabile con il  fatto che nelle aree meno ricche fornire assistenza sociale costa di  pi\u00f9.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gianni Sartor<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Coordinatore per\u00a0 Pordenone<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">del\u00a0 Movimento Autonomista Friulano<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Quando si discute dei costi del decentramento bisognerebbe partire da una considerazione-base: l\u00ec dove il federalismo c\u2019\u00e8 gi\u00e0, a parit\u00e0 di servizi forniti al cittadino il costo pro capite \u00e8 molto pi\u00f9 alto rispetto a quello delle Regioni dove il decentramento e la devolution sono in arrivo. 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